La nuova questione morale: dire la verità ai cittadini   di Rino Pitanza. La moralità degli italiani e la loro diffusa inclinazione alla furbizia e all'imbroglio sono un tema che accompagna tutta la storia dell’Italia sin dalla sua unità. Quello italiano è un popolo con il vizio dell'ipocrisia e del servilismo, che ha fatto della doppia coscienza una regola del quieto vivere sempre più estesa. L'ipocrisia e la falsità sistematica sono i veri distruttori della coscienza morale e proprio per questo un'educazione orientata all'apprendimento delle cosiddette "buone maniere" è devastante per la maturazione di un popolo. È proprio sul terreno del modello educativo che viene via via perduta la verità come criterio fondamentale per la condotta delle persone che occupano ruoli pubblici. Ed è proprio nell'ostentazione della falsa morale da parte degli adulti che si insinua nella mente dei giovani la sfiducia e l'abitudine ai piccoli imbrogli da cui si può trarre un qualche vantaggio. L'abitudine ad apparire diversi da come ci si sente in realtà conferisce alle relazioni interpersonali il tono dell'ipocrisia e delle false cerimonie. Ci si abitua così ad una sorta di scissione della coscienza che separa nettamente ciò che deve essere mostrato all'esterno da ciò che si sente e si prova nell'intimità della propria coscienza.  È questione morale l'esagerato trasformismo che caratterizza gli uomini politici appassionati di poltrone e indennità. Ma la più grossa questione morale è avere abbandonato il tema dell'educazione e della formazione delle nuove generazioni, quelle che stanno guidando e lo faranno per i prossimi anni il nostro Paese e che continueranno a nasconderci la vera verità.


BASTA LITIGI,  ORA SCELTE CORAGGIOSE di Rino Pitanza. I toni ultimativi tra il presidente della Regione Rosario Crocetta e i suoi alleati che lo hanno eletto, lascerebbero presagire chissà quale "rivoluzione" nella vita politica della nostra isola. Nell’era dell'elezione diretta del presidente della Regione Sicilia, difficilmente sarà proposta una mozione di sfiducia nei confronti di Crocetta. Con il presidente della Regione, infatti, andrebbero a casa, per legge, anche i 90 deputati. Non solo, ma con la nuova legislatura i deputati dell'Ars passeranno da 90 a 70. E a Palazzo dei Normanni non sembra ci siano kamikaze pronti a fare finire questa legislatura. Gli alleati di Crocetta lo accusano (politicamente) di nominare nei posti di sottogoverno solo esponenti del suo movimento, peraltro “trombati” alle elezioni. Ma questo è un classico, che c'è da meravigliarsi? Per dirimere la questione, la Giunta regionale ha stabilito di dare vita ad un albo per aspiranti amministratori di società, enti e aziende che fanno capo alla Regione. Potrebbe essere un sistema trasparente che consentirebbe di nominare dirigenti e manager di provata capacità. Creato quest'albo gli attuali incarichi di sottogoverno dovrebbero subito decadere, ma con ciò non finirebbero le liti, certo, ma una parte sostanziosa del contendere verrebbe meno. Il Presidente della Regione lo ha detto e ripetuto fino alla nausea: non farà alcun rimpasto di giunta. Presidente e partiti che lo sostengono, però, devono trovare il modo di dialogare, fare scelte radicali e coraggiose e produrre fatti concreti per la Sicilia. Perché ai siciliani delle liti di potere importa poco o nulla.


DESERTO SICILIA  di Rino Pitanza

 La Sicilia è la terra in cui viviamo (male) oltre 5 milioni di cittadini che non sappiamo quale santo pregare e a quale governo rivolgerci, perché nei decenni trascorsi, diciamocelo, nessuno si è mai preoccupato di noi. Per non parlare poi dei partiti politici: nessuno di loro si è mai concretamente (tranne a parole) occupato di questa terra. Ad ogni occasione tutti ci hanno riempito di parole, di belle parole, confortanti e cariche di speranze senza fare seguire fatti concreti. Che non nascondono, però, le parole, una realtà della quale ci dobbiamo, prima di tutto, fare carico noi siciliani: il coraggio della denuncia. Non si può continuare a fare silenzio per una situazione rifiuti collegata al suo costo; la corrente elettrica che, nel 2013, viene e va bloccando sia l’attività domestica che le attività; l'erogazione a singhiozzo dell'acqua con turni di attesa da terzo mondo; la burocrazia che fa trascorrere anni per qualsiasi cosa; le strade in pessime condizioni che diventano impercorribili alle prime piogge, il giornaliero dramma di Lampedusa e la continua emigrazione dalla nostra isola per sperare in un futuro migliore. Tante belle cose ci dicono e ci scrivono ad ogni occasione. Ma c’è il siciliano, il giovane siciliano che non dimentica la sua terra. E con la sua presenza nei luoghi dove sta crescendo pensa di aiutarla. E l'aiuta veramente. Sino a quando è costretto ad andare via.


CHI UCCIDE LA SPERANZA TOGLIE FUTURO AI GIOVANI di Rino Pitanza

“La nostra gente ha sempre vissuto di pane e di speranza. Ora sembra che siamo arrivati a un punto di svolta: niente è scontato, né il pane né la speranza». Le parole del cardinale napoletano Crescenzio Sepe, pronunciate durante una sua omelia, non sono cadute nel vuoto, hanno avuto la forza di fermare, anche se per un attimo, l'incessante brusio delle migliaia di fedeli in chiesa. Ora che proprio la speranza rischia di morire, il cardinale Sepe parla al cuore di tutti i devoti che ogni giorno fanno i conti con la paura del domani. E se ieri ci preoccupava la certezza della precarietà, oggi ci tocca addirittura trovare un senso al termine "futuro". L'arcivescovo di Napoli ha colto, nella sua drammaticità, la condizione della Sicilia, dell’intero Sud, perché niente è più straziante di un popolo che perde il senso e il gusto della vita e sul quale rischia di abbattersi la carestia della speranza. Inguaribile e perfida, questa carestia è figlia di una crisi che viene da lontano e che non è nata dal caso, ma ci espone al rischio più grande di tutti: quello di perdere le ragioni per ricostruire la speranza, per noi e per i nostri figli. Non è un'eventualità remota, ma da scacciare sì, con l'aiuto dei giovani che hanno ancora voglia di vedere in questa terra una promessa di dignità. La crisi, certo, ci rende più vulnerabili, ma è un errore abbassare la guardia di fronte a quelle agenzie del male che sono accomunate dall'ambizione sfrenata di rubare il futuro a tutti, ai giovani prima degli altri. Quanti hanno perso pane e speranza, quanti hanno smesso di cercare l'uno e l'altra sono oggi in condizione di minorità. Devono affrontare il pericolo di cedere alle lusinghe del male, di chi offre denaro e “incarichi” di lavoro diversi da quelli onesti, legali. In Sicilia non è questo il momento di arrendersi, non è mai il momento di arrendersi. Dobbiamo sconfiggere il pessimismo, male guaribile, per costruire senza paura il futuro, recuperando il coraggio e il senso della solidarietà. Se ci crediamo tutti, il miracolo può compiersi fino a farci strappare quel "foglio di sfratto" che ci viene dalle cose negative.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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