L’INTERVISTA – Massimo Costa: “Una Sicilia indipendente è possibile.”

Massimo Costa, professore di economia all’Università degli Studi di Palermo e Presidente del movimento indipendentista Siciliani Liberi , non ha dubbi: una Sicilia “libera e neutrale, leader culturale del Mediterraneo” è l’unica soluzione per uscire da questa situazione disastrosa che, a suo modo di vedere, è figlia “ del tradimento dello Statuto”.

 1)      Grazie Professore Costa per l’intervista. Quando  nasce il progetto di Siciliani Liberi?

 Il progetto neo-indipendentista ha radici relativamente lontane, almeno dall’inizio del millennio, da quando i Siciliani hanno cominciato a riscoprire lo “Statuto tradito”, invocandone a voce sempre più alta la sua attuazione. Di fronte alla sordità di tutte le formazioni politiche italiane e all’ambiguità degli autonomisti istituzionali, intorno al 2015, hanno cominciato politicamente a “mettersi in proprio”.

“Siciliani Liberi”, però, nasce da un mio comunicato del 30 novembre 2015, in cui prendevo per sempre e definitivamente le distanze da un certo autonomismo, con il quale avevamo tentato per qualche mese una difficile convergenza; autonomismo che proprio nelle settimane precedenti aveva scelto ancora una volta di intrupparsi con il centro-destra italiano, e che – cronaca di queste settimane – procede ancora su questa sterile strada.

Dopo quel giorno io e gli altri due soci fondatori, Antonella Pititto ed Enzo Cassata, chiamammo a raccolta per il 3 gennaio 2016 una grande assemblea che raccolse indipendentisti democratici da tutta la Sicilia. Quel giorno, nella Terra di Cerere, nacque pubblicamente “Siciliani Liberi”, che ha posto seriamente nella propria agenda politica la liberazione della Sicilia, sia pure con le tappe intermedie che si renderanno via via necessarie e praticabili. Da allora si è esteso a macchia d’olio su tutta la Sicilia, quasi che andassimo a intercettare una domanda politica sino ad allora non esaudita.

 2)      La Sicilia in questi ultimi 5 anni ha visto i dati relativi a PIL, occupazione/disoccupazione raggiungere record negativi, che ci piazzano agli ultimi posti in Europa, dietro addirittura alla Grecia. Secondo molti, la colpa di questa grave crisi è dei Siciliani, spreconi , e soprattutto dello Statuto Speciale, tant’è che gran parte della classe politica, e parte del mondo intellettuale, chiede a gran voce l’abrogazione dello stesso Statuto. Lei come la vede? Si tratta di un’analisi corretta?

 Si tratta di una mistificazione, pilotata dai mezzi d’informazione coloniale, o da quelli siciliani asserviti a tale logica. Questa mistificazione è funzionale ad uno sfruttamento ancora più selvaggio e diretto della nostra Terra. Se fosse vero che l’Italia si svena per aiutare la Sicilia saremmo la terra dei record positivi, non certo di quelli negativi. I conti, quelli veri, dicono che la Sicilia regala 10 miliardi l’anno all’Italia come ticket di cittadinanza, e dicono che la spesa sociale e sanitaria pro capite in Sicilia è ai livelli più bassi d’Italia. Questi sono fatti, conti, dimostrabili, le altre sono chiacchiere. L’unica cosa vera che c’è in questa continua aggressione alla Sicilia è che i rappresentanti in Sicilia dei partiti italiani, cioè coloro che la governano attualmente, sono del tutto incapaci. Ragione in più per sostituirli. Quanto allo Statuto, stiamo parlando di un fantasma, ormai non è più attuato da decenni, e forse, con questi partiti e con questa giurisprudenza costituzionale, neanche più attuabile. Per loro, cioè per i colonialisti, un capro espiatorio e un pretesto per saccheggiare meglio la Sicilia; per noi Siciliani, un’occasione perduta, che infatti vogliamo superare, con la Zona Economica Speciale subito, e poi con la piena indipendenza.

 3)      I vostri cavalli di battaglia in politica economica sono: introduzione della moneta fiscale e introduzione della ZES (Zona Economica Speciale). Si tratta di soluzioni compatibili e complementari tra loro, e soprattutto con l’attuazione dello Statuto, alla quale comunque non credo abbiate rinunciato?

 Certo. Quando diciamo che lo Statuto è superato, non diciamo che, nel frattempo, rinunciamo anche a quei pochi brandelli che ne sopravvivono o che, laddove fosse possibile, non ne portiamo avanti una reale attuazione su specifici temi. Il punto è, però, che ormai dello Statuto va recuperato soprattutto lo “spirito”, perché la “lettera” è morta, uccisa dagli abusi dello Stato centrale, come non meno dall’acquiescenza della Regione. L’unico modo di ritrovarci una Sicilia veramente autonoma e confederata è quello di puntare dritti verso l’indipendenza. E “blindare” con le norme europee, sovraordinate rispetto alla stessa Costituzione italiana, i nostri diritti. Noi non amiamo questa Europa, ma se essa garantisce condizioni speciali per le regioni insulari e riconosce le Zone Economiche Speciali, noi abbiamo il diritto e il dovere di sfruttare queste opportunità. Da qui nasce il nostro progetto di Zona Economica Speciale, che include tutto, ma proprio tutto, il patrimonio “autonomistico” dello Statuto, aggiungendo altri elementi, che nello Statuto non erano ancora chiari: la Zona Franca, la fiscalità di vantaggio e, appunto, la moneta fiscale, che è inserita nella ZES e che ne costituisce un elemento insostituibile per creare sviluppo, redditi e occupazione, oltre che naturalmente maggior gettito tributario per le pubbliche amministrazioni siciliane.

 4)      Ipotizziamo che la Sicilia domani mattina sia indipendente; come si porrebbe il nuovo Stato Siciliano nei confronti delle relazioni con l’Unione Europea e la NATO (che insieme agli U.S.A  hanno basi militari sul nostro territorio)? Inoltre vedrebbe meglio la Sicilia come alleata degli Americani o dei Russi; oppure una Sicilia neutrale con il ruole di potenza regionale del mediterraneo?

 Non amo Cavour, ma a lui si attribuisce la famosa frase, che considero molto saggia, secondo cui la politica “non è la scienza del desiderabile, ma del possibile”. La Sicilia non ha le dimensioni per giocare un ruolo addirittura di “potenza” politico-militare, se non solo – chissà – in senso economico o culturale, ma certo sarebbe il nostro sogno una terra libera e neutrale (ma non disarmata) al centro di un Mediterraneo di pace. Questo disegno, però, va calato nel contesto geopolitico esistente, di grandissime tensioni, anzi – forse – di “guerra mondiale non dichiarata”, dalla quale è impossibile astrarsi.

Certamente non siamo interessati alla NATO. Semmai negozieremmo direttamente con gli USA la loro permanenza militare in Sicilia, che dovrebbero “compensarci” politicamente ed economicamente. Siamo pronti a parlare con Trump, e a negoziare tutto, nel solo interesse nazionale siciliano, tutto tranne la salute, che non può essere oggetto di negoziazione. Per questo con gli USA dobbiamo risiscutere la presenza del MUOS, che a noi non è gradito. Quanto alla Russia, abbiamo una fortissima affinità culturale e politica, che vorremmo tradurre anche in scambi economici e culturali. Ad occhio, però, vedo poco praticabile un cambio di sfera di interesse, almeno nel breve termine. Siamo realistici. Poi, nella storia, può succedere di tutto.

L’UE, infine. Un conto è, finché siamo in Italia, essere una ZES della UE, un altro è la nostra posizione da paese indipendente. Da paese indipendente, di diritto, così minaccia la UE, usciremmo invece dall’Unione. E a nostro parere non è esattamente un male. L’Europa ha bisogno della Sicilia e possiamo offrirle un trattato associativo, a condizioni di favore per entrambe le realtà. Non interrompere tutti i legami, ma certamente spezzare le troppe catene di oggi. L’UE di oggi è debole, e non ha i mezzi per impedire una “Sicilexit”. Ma il tutto va fatto con molta gradualità. La “moneta complementare” della ZES, potrebbe diventare “moneta legale”, da paese indipendente, ma finché non avremo la forza di avere una valuta convertibile, potremmo mantenere l’euro per gli scambi esteri, come fa il Montenegro, che oggi non fa parte dell’UE. Noi siamo una forza responsabile. Se serve, però, o se l’UE fa troppe storie, le valute forti non mancano, anche il dollaro o la sterlina, solo per restare nel campo occidentale. E infatti, attenzione, non sottovaluterei la Gran Bretagna. Tra “isole” potremmo intenderci anche molto meglio che con le potenze continentali. A regime, naturalmente, non avremo bisogno di nessuno. La Svizzera insegna. Insomma idealità e pragmatismo al tempo stesso. Niente fughe in avanti. Ma vediamo un futuro rosa e ci sembra già di sentire il profumo della libertà, la bellezza di poter gestire da soli le nostre relazioni internazionali, con le nostre ambasciate, le nostre grandi città finalmente da città “regionali” di serie B, innalzate a metropoli internazionali: porto franco di importanza mondiale a Messina, Catania grande capitale tecnologica, industriale e commerciale, Palermo città della politica, della cultura e dell’alta finanza.

 5)      Siete nati da poco più di un anno, ma avete già presentato al primo appuntamento elettorale, le elezioni comunali di Palermo, il vostro candidato sindaco, Ciro Lomonte, e la vostra lista. Alla luce di recenti sondaggi on-line, che si sa, lasciano il tempo che trovano, ma che vi hanno visto in testa, quale è l’obiettivo minimo?

 Ci si presenta naturalmente per governare la città, ma qualunque risultato, per una forza giovane come la nostra, è sempre di segno “+”, rispetto a prima che non c’eravamo.  Non ci nascondiamo che anche arrivare terzi o quarti sarebbe comunque per noi una vittoria clamorosa, ciò che non riteniamo affatto impossibile. Il superamento dello sbarramento è comunque un risultato importante – non lo nascondiamo – e che, sondaggi riservati alla mano, ci attendiamo con molta serenità. Quelli “on line”, che ci vedono in testa, vanno un po’ ridimensionati, ma pure non sono del tutto privi di significatività. Sta succedendo qualcosa e lo percepiamo. Teniamo conto della censura, anche strisciante, da parte di molti media, che fanno di tutto per sminuirci, teniamo conto del voto amicale e parentale, scatenato dalle infinite liste di Orlando e Ferrandelli, che falsano il risultato, teniamo conto del pregiudizio contro i partiti “nuovi”. In queste condizioni le amministrative sembrano essere le elezioni più difficili, eppure siamo convinti che anche pochi punti percentuali dati a noi segnerebbero l’inizio della riscossa, di una vera rivoluzione politica con cui i ras della attuale Regione dovrebbero ben presto fare i conti. Non escludiamo, tuttavia, di arrivare al ballottaggio. Le urne sono sempre una sorpresa, e può succedere di tutto.

 6)      Alle regionali? Vi presentate da soli o con altri partiti? E se vi presentate da soli, vedremo come candidato Presidente della Regione Massimo Costa?

 Noi ci stiamo intanto preparando molto sulla lista, che è praticamente sicuro sarà presentata. La decisione sul candidato Presidente è molto delicata. Il risultato di Palermo per noi è un elemento di valutazione che non si può eludere. Ci si presenta solo per vincere, o comunque per fare risultato utile. Le testimonianze elettorali non ci interessano. Possiamo dire che, in linea di principio, non escludiamo di fare cartello con altre liste siciliane, ma fuori dagli schieramenti nazionali. Il punto è che ancora non ne vediamo all’orizzonte. Se ci sono che si facciano avanti. Di certo presenteremo il nostro simbolo e la nostra lista. Gli indipendentisti non si “intruppano” in marmellate sicilianiste ed autonomiste che sarebbero poco riconoscibili. Escludiamo per principio, comunque, qualsiasi alleanza con chi ha rappresentato l’autonomismo (se così può essere chiamato) della scorsa legislatura (Lombardo, per intenderci) e i suoi eredi politici. Prenderemmo voti negativi, la nostra credibilità si azzererebbe di colpo. Cuffaro, Lombardo e Crocetta vogliono ancora giocare, noi li vogliamo pensionare. Per noi da un lato ci sono i partiti italiani, tutti, compresi i “fake” autonomisti loro alleati, e dall’altra i Siciliani, che ad oggi vedono “Siciliani Liberi” come forza di raccolta, che può diventare dirompente ed egemone. Il tempo per le mezze misure, i compromessi, gli inciuci, per noi non esiste, e lo lasciamo volentieri ad altri.

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