PLATANI-L’ arte dello scultore Giovanni Giambra ed il viaggio verso sé stesso

“Devenir enfin ce que je suis à n’importe quel prix!” “Diventare finalmente quello che sono a qualsiasi prezzo!”: questa è una frase emblematica che si legge nella biografia dell’ artista Giovanni Giambra che ci parla implicitamente del suo lungo percorso per divenire l’ artista apprezzato e riconosciuto che è oggi. Ma non è stato di certo semplice perché,  come ci ricorda Nietzsche,  il viaggio verso la scoperta del proprio vero sé è una delle cose più dure e al contempo più feconde per l’essere umano. Giovanni Giambra scultore, pittore e artista poliedrico nasce a Serradifalco in provincia di Caltanissetta  il 10 di marzo nel 1951 in un sabato freddo e uggioso. Degli anni trascorsi in Sicilia ricorda la scuola e poi il lavoro in campagna insieme al papà. “Quando  avevo un pomeriggio libero, racconta,  andavo ni lu zi Ninu (lo zio Nino)  falegname  ed ebanista,  il mio primo idolo, mentre il secondo idolo era  lo   zio Giovanni che aiutava   mio padre a fare i lavori di muratura. Vederli costruire  un muro con pietre  e gesso è un’ immagine che mi è rimasta dentro, più tardi sarebbe diventato uno dei miei lavori.”

Nel 1963 inizia a lavorare il gesso e il legno e da lì inizia a scoprire un mondo di forme “misteriose” che riesce a ricavare da questi materiali. Nel 1965 emigra in Belgio, precisamente a Marcinelle. Lavora anche come pittore e decoratore ma nel 1977 un evento particolare cambia il corso della sua vita: un fulmine colpisce la bandiera belga nella marina mercantile “E lì vedo il mondo-racconta Giovanni Giambra-mi appassiono di geografia e storia. Scopro il mondo.” Inizia a viaggiare molto: America, Europa, Asia, Australia…inizia un viaggio reale ed interiore!

Durante uno dei suoi numerosi viaggi in Francia apprende diverse tecniche di scultura, l’amore per la precisione, le tecniche ornamentali, l’ importanza di un lavoro ben fatto e soprattutto l’ umiltà che un artista deve avere in primis per raggiungere grandi risultati. Tra gli incontri importanti ricorda con piacere quello con Vittorio Sgarbi, avvenuto a Parigi presso una galleria d’ arte.  Chiedo all’ artista quanto la Sicilia influisca nella sua arte: “Anche se sono più belga che italiano, nel mio cuore c’è sempre un  palpito di  Sicilia. La mia scultura è basata sulle anime, immagini  umane o animali che influiscono molto sulla mia arte come influiscono anche gli insegnamenti religiosi che i genitori hanno dato.”  Tantissimi i sabati e i giorni di riposo passati all’ accademia della Arti  di Charleroi, l’ amore per la scultura che emerge sempre di più e poi gli esperimenti per plasmare nuove figura ma quelle che gli vengono in mente in modo prepotente sono le immagini della Sicilia, scorci sbiaditi di contadini affaticati dal lavoro, di mietitori con le loro figura magre e bruciate dal sole. Si rende conto  così che questi saranno i suoi soggetti “Quelle anime che io vedo”, e sarà proprio così, le sue sculture vogliono rappresentare le anime della gente che ha nel cuore. Arriva la prima mostra  nella biblioteca del suo paese: Marcinelle. Era il 1985 e da quella mostra non si fermerà più:  Bruxelles, Parigi, Berlino, Monaco,  Milano, Brescia, Verona, Lecce, Madrid, Barcellona,  Amsterdam, Lisbona sono solo alcune delle città dove ha esposto  e poi  tantissime collezioni private sparse per il mondo!

Tra le collezioni museali ricordiamo il Museo delle miniera Belgio; Casarano Italia; Marone Museo dell’artigianato; Namur Museo della pietra; Centri ospedalieri  Ivoir Charleroi e non manca la sua Sicilia: l’ anno scorso infatti ha presentato la mostra dal titolo “Oltre le Nuvole” a Serradifalco e poi al  Castello Incantato di Sciacca, Museo-giardino “Filippo Bentivegna” a cui ha donato una magnifica scultura che entra così a far parte del patrimonio artistico della città.Le sue opere sono in mostra permanente a  Parigi, Namur, Porto e Madrid. Ma il suo successo e la sua realizzazione sono passati per un percorso tortuoso di solitudine ed ostacoli:

“Per diventare ciò che sono, era necessario combattere per quello che ero, ciò che loro volevano farmi credere che io fossi, ciò che avrei voluto essere.” Ha dovuto superare la chiusura di un entourage che “Pensa che sei pazzo perché hai la testa rivolta al cielo !!” Ma l’artista Giambra ha deciso di seguire la stella invisibile che lo ha guidato verso una fioca luce donandogli una forza che gli altri non hanno: “Una forza che arriva perché senti di sprecare la tua vita e la tua energia, per essere stato erroneamente messo nei panni di qualcun altro. Quindi, in quel giorno, decidi che questo è abbastanza e che dovrai integrare il tuo vero sé; vivi la tua vera vita, lascia la tua impronta sulla terra, diventando finalmente quello che sei a qualsiasi prezzo!”. Ed è proprio ciò che ha fatto, non ha mai rinunciato a sé stesso nonostante gli ostacoli  perché essere sé stessi non ha prezzo!

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*